Riduzione del Carbon Footprint: l'accumulo termico come leva di competitività internazionale

11 Giugno 2026

Riduzione del Carbon Footprint: l'accumulo termico come leva di competitività internazionale

Nel contesto macroeconomico e normativo europeo, la decarbonizzazione dell'industria di processo ha superato i confini della responsabilità sociale d'impresa (CSR) per trasformarsi in un assetto strategico di bilancio. 
Le aziende manifatturiere ad alta intensità energetica si trovano oggi a fare i conti con una pressione regolatoria guidata principalmente da due pilastri del pacchetto europeo Fit for 55: la riforma del mercato delle quote di emissione (EU ETS) e la progressiva entrata in vigore del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM - Carbon Border Adjustment Mechanism).

In questo scenario, la combustione di gas per coprire il carico termico industriale rappresenta un costo lineare e progressivamente insostenibile. La transizione verso sistemi di accumulo termico ad alta temperatura alimentati da fonti rinnovabili emerge come la soluzione più efficiente per azzerare le emissioni dirette e proteggere la redditività aziendale.

Il vero costo del gas naturale: quando le emissioni diventano una passività finanziaria

Le emissioni di un impianto industriale si dividono in diverse categorie, ma l'attenzione dei regolatori si concentra innanzitutto sulle emissioni Scope 1, ovvero le emissioni dirette generate da fonti controllate o di proprietà dell'azienda, come la combustione del gas naturale nelle caldaie di stabilimento.

Con il prezzo dei permessi di emissione EU ETS (European Union Emissions Trading System) stabilmente attestato su valori elevati – oscillanti sopra i 75-80 € per tonnellata di CO2 – ogni metro cubo di gas bruciato comporta una passività finanziaria differita. Per i settori hard-to-abate, che vedranno la riduzione progressiva e lineare delle quote gratuite (free allowances) da qui al 2030, l'acquisto dei diritti di emissione sul mercato non è più una voce di costo marginale, ma un fattore in grado di erodere interamente i margini operativi.

A questo si aggiunge la severità dei criteri di rendicontazione previsti dalla direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Le aziende dotate di un elevato profilo di emissioni Scope 1 subiscono un declassamento del proprio rating ESG, incontrando crescenti difficoltà nell'accesso al credito bancario (penalizzazioni sui tassi di interesse dei finanziamenti) e subendo l'esclusione dalle catene di fornitura dei grandi gruppi internazionali, sempre più orientati verso fornitori a basse emissioni.

Per molte aziende energivore, il problema non è quindi più soltanto ambientale. Ogni tonnellata di CO₂ emessa dalla produzione di calore aumenta l'esposizione ai costi futuri e riduce la capacità competitiva dell'impresa.

Decarbonizzare il calore di processo: la tecnologia combustion-free di Magaldi

In questo scenario, la tecnologia MGTES (Magaldi Green Thermal Energy Storage) assume un ruolo strategico.
Il sistema di accumulo termico sviluppato da Magaldi immagazzina energia sotto forma di calore all'interno di un letto fluido di sabbia silicea e la restituisce successivamente al processo sotto forma di vapore o energia termica utilizzabile dalle utenze industriali.

A differenza delle caldaie convenzionali, MGTES non richiede combustione durante la fase di utilizzo dell'energia accumulata. 
Quando viene alimentato da energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, il sistema consente di sostituire integralmente la produzione termica da combustibili fossili, eliminando le emissioni dirette (Scope 1) associate alla generazione di calore di processo.
Oltre all'azzeramento delle emissioni di CO₂ legate alla combustione, MGTES elimina localmente anche la produzione di altri inquinanti atmosferici quali:

  • Ossidi di azoto (NOx)
  • Ossidi di zolfo (SOx)
  • Particolato atmosferico (PM10 e PM2.5)

Il risultato è una produzione termica completamente combustion-free, in grado di supportare simultaneamente gli obiettivi di decarbonizzazione, conformità ambientale e sostenibilità industriale.

 

Dal costo della CO₂ al valore economico generato da MGTES

L'impatto economico della decarbonizzazione del calore tramite MGTES è misurabile attraverso indicatori di sostenibilità che si riflettono direttamente sui risultati economici dell'impresa.

In termini puramente fisici, la combustione di gas naturale per la produzione di vapore o calore industriale genera mediamente circa 0,20 tonnellate di CO₂ per ogni MWh termico utile prodotto.
Sostituendo il gas naturale con l'energia termica fornita da MGTES alimentato da fonti rinnovabili, le emissioni evitate possono essere stimate attraverso la seguente relazione:

CO₂ evitata (t/anno) = MWh termici annuali forniti da MGTES × 0,20

Ciò significa che un sistema in grado di fornire 30.000 MWh termici all'anno consentirebbe di evitare circa 6.000 tonnellate di CO₂ annuali. Assumendo un prezzo della CO₂ pari a 80 €/t, il valore economico potenziale associato alle emissioni evitate raggiungerebbe circa 480.000 €/anno.

Oltre al risparmio derivante dalla riduzione dell'esposizione ai costi ETS, l'azienda beneficia di un miglioramento del proprio posizionamento rispetto ai criteri della Tassonomia europea e agli obiettivi ESG.

La riduzione delle emissioni Scope 1 contribuisce a rendere più prevedibili i costi operativi (OpEx) e a diminuire l'esposizione dell'azienda ai futuri meccanismi di carbon pricing. Allo stesso tempo, consente di ridurre l'impronta carbonica dei prodotti finiti, rafforzandone la competitività nei mercati internazionali e migliorandone il posizionamento rispetto ai requisiti ambientali richiesti da clienti, investitori e meccanismi di regolazione come il CBAM.

Fattore 2030: il calore industriale decarbonizzato come passaporto per l'export

L'accumulo termico non è solo una soluzione energetica, ma una leva che incide su emissioni, costi operativi e competitività industriale.
MGTES consente di ridurre le emissioni Scope 1 e l'esposizione ai costi ETS, migliorando al contempo la stabilità dei costi energetici e il profilo di sostenibilità dell'impianto.

In un contesto di crescente pressione regolatoria e aumento strutturale del costo della CO₂, la gestione del calore diventa un elemento strategico delle performance industriali.
La scelta tecnologica non riguarda più la decarbonizzazione in sé, ma la capacità di mantenerla compatibile con la competitività del sistema produttivo.
Quando le quote gratuite del mercato ETS interno saranno completamente azzerate, solo le aziende che avranno investito in tecnologie combustion-free manterranno una leadership di costo sia sul mercato domestico che sulle esportazioni.



Ieri un'esternalità ambientale. Oggi una voce di costo. Domani un fattore di selezione competitiva.

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