L'Italia è il secondo Paese manifatturiero d'Europa, con un tessuto industriale fortemente caratterizzato dall'industria di processo (chimica, farmaceutica, alimentare, cartaria, tessile, ecc.).
Gran parte di queste filiere condivide un bisogno vitale - il calore ad alta temperatura - che le rende vulnerabili a due fattori critici: l'estrema volatilità del Prezzo Unico Nazionale (PUN) e la dipendenza strutturale dal gas metano d’importazione.
Secondo i dati della Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia (FIRE), sebbene circa il 62% del calore di processo industriale sia teoricamente elettrificabile, barriere economiche e strutturali lasciano questo potenziale solo sulla carta. Pensare di sostituire semplicemente le vecchie caldaie a gas con sistemi elettrici tradizionali espone le aziende a due colli di bottiglia insormontabili.
Il primo ostacolo è di natura tecnologica. Le pompe di calore industriali, pur essendo efficienti, difficilmente riescono a spingersi oltre i 150-180°C. Questo esclude automaticamente una fetta enorme di processi industriali che richiedono vapore o energia termica a temperature più elevate.
Il secondo ostacolo, ancora più insidioso, è di natura economica e strutturale.
In Italia il mercato elettrico è regolato dal PUN, un valore fortemente volatile e storicamente legato alle dinamiche della domanda diurna e all'andamento delle rinnovabili.
I dati storici del Gestore dei Mercati Energetici (GME) mostrano un trend chiaro guidato dall'effetto "cannibalizzazione" del fotovoltaico. Nelle ore centrali della giornata (tra le 12:00 e le 15:00), quando l'offerta di energia solare tocca i picchi massimi, il PUN all'ingrosso crolla a livelli minimi (fino a toccare i 9-10 €/MWh), mentre schizza oltre i 170-180 €/MWh nelle ore serali e del primo mattino, quando la domanda industriale e civile raggiunge il picco e la produzione solare si azzera.
Alimentare una caldaia elettrica tradizionale "in tempo reale" durante i classici turni produttivi diurni significa condannare l'azienda a costi operativi (OpEx) di gran lunga superiori a quelli del gas. Il vantaggio competitivo della transizione ecologica si azzera, lasciando spazio a bilanci in rosso, soprattutto in un contesto strutturale - come quello italiano - in cui il prezzo finale dell'elettricità industriale arriva a costare fino al 40% in più rispetto alla media europea.
La chiave di volta: Il Thermal Energy Storage (TES)
Per risolvere questo cortocircuito economico è necessario un cambio di paradigma: disaccoppiare il momento del prelievo di energia dal momento del suo effettivo consumo in fabbrica. È qui che entrano in gioco i sistemi di accumulo termico ad alta temperatura o Thermal Energy Storage (TES).
L'approccio strategico si articola in due momenti:
- Accumulo "intelligente": L'azienda preleva energia elettrica ad alta potenza nei momenti in cui la rete è satura e i prezzi sono al minimo (le finestre a PUN quasi a zero) o sfruttando il surplus produttivo del proprio impianto fotovoltaico aziendale. Questa elettricità a basso costo viene convertita in calore e immagazzinata.
- Rilascio on demand: Il calore accumulato viene rilasciato in modo stabile e continuo (24/7) per produrre il vapore o l'energia termica necessari ai macchinari di processo.
Questo schema garantisce la continuità aziendale, riducendo drasticamente il LCOH (Levelized Cost of Heat), rendendo l'energia termica da fonte elettrica finalmente competitiva rispetto ai combustibili fossili.
La risposta tecnologica italiana: MGTES di Magaldi
Se l'accumulo termico è la risposta concettuale al problema, la tecnologia italiana esprime un'eccellenza capace di tradurre questo principio in una soluzione industriale concreta: il sistema MGTES (Magaldi Green Thermal Energy Storage).
Sviluppato e brevettato dal Gruppo Magaldi, MGTES è un sistema Power-to-Heat (P2H) con accumulo termico di lunga durata basato su un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: un letto di sabbia silicea fluidizzato.
Grazie all'elevata capacità termica della sabbia silicea e alla configurazione fluidizzata del sistema, MGTES raggiunge una densità di accumulo particolarmente elevata per applicazioni industriali. Un singolo modulo può immagazzinare fino a 60 MWh termici occupando circa 200 m² di superficie, rendendo possibile l'integrazione anche in siti produttivi con vincoli di spazio.
Come funziona la tecnologia MGTES?
Il cuore del sistema è un modulo d'acciaio coibentato che racchiude comune sabbia silicea. Il processo si divide in tre fasi ingegnerizzate per la massima efficienza:
- CARICA (Power-to-Heat): L'elettricità a basso costo (da rete o da rinnovabili dedicate) alimenta resistenze elettriche immerse nella sabbia. Attraverso un flusso d'aria, la sabbia viene fluidizzata (le particelle si muovono come un liquido), permettendo uno scambio termico rapidissimo ed omogeneo.
- ACCUMULO (Storage): Una volta spenta la fluidizzazione, la sabbia si deposita sul fondo del modulo diventando un eccezionale isolante naturale. Grazie alla coibentazione della struttura, il calore può essere conservato per settimane con perdite termiche quasi nulle.
- SCARICA (Heat-to-Process): Quando lo stabilimento richiede calore per la produzione, il sistema riattiva la fluidizzazione. Un circuito di tubi scambiatori immersi nella sabbia rovente assorbe il calore e lo cede al fluido di processo del cliente, generando vapore ad alta temperatura.
Perché MGTES è ideale per il mercato italiano
La tecnologia MGTES risponde punto su punto alle criticità evidenziate, agendo come un vero e proprio "scudo finanziario" per l'impresa:
- ARBITRAGGIO ENERGETICO: Rompe la rigidità del prelievo "in tempo reale", consentendo all'azienda sia di assorbire l'energia in eccesso generata dall'impianto fotovoltaico durante il picco di mezzogiorno - che altrimenti verrebbe svenduta in rete -, sia di acquistare elettricità dalla rete solo quando i prezzi sono ai minimi storici. Questa energia viene convertita istantaneamente in calore ad alta temperatura e conservata per essere rilasciata durante i turni più costosi, proteggendo i margini aziendali dalla volatilità del mercato elettrico.
- DECARBONIZZAZIONE E INDIPENDENZA GEOPOLITICA: Riduce la dipendenza dal gas metano per la produzione di calore di processo, mettendo al riparo continuità operativa e margini aziendali da crisi geopolitiche e fluttuazioni tariffarie sui mercati all'ingrosso (PSV/TTF).
- ABILITATORE DELLA FLESSIBILITÀ DI RETE (Demand-Side Flexibility): L'integrazione di MGTES trasforma radicalmente il ruolo dell'industria all'interno del sistema elettrico nazionale, accelerando la transizione verso il paradigma della Demand-Side Flexibility (flessibilità dal lato della domanda). Anziché calibrare i consumi elettrici esclusivamente sulla base del fabbisogno istantaneo delle linee di produzione, la fabbrica può modulare i propri prelievi in funzione delle necessità della rete elettrica gestita da Terna.
Durante i momenti di sovraproduzione da fonti rinnovabili, quando la rete rischia il sovraccarico e Terna è costretta a tagliare la produzione verde, MGTES attiva il sistema Power-to-Heat assorbendo l'elettricità in eccesso per accumularla sotto forma di calore. Nei momenti di stress del sistema elettrico, la fabbrica può invece azzerare il proprio prelievo elettrico affidandosi esclusivamente alla scarica continua dell'accumulo, senza alcun impatto sulla continuità del ciclo produttivo.
In prospettiva, questo permette alle industrie di trasformarsi da semplici consumatori energetici a risorse flessibili per il sistema elettrico nazionale, contribuendo all'integrazione delle rinnovabili, alla riduzione dei fenomeni di curtailment e alla mitigazione dei picchi di domanda. Nel medio termine, questa flessibilità potrebbe inoltre aprire la strada alla partecipazione delle industrie ai mercati energetici e dei servizi di rete, creando nuove opportunità di valorizzazione economica oltre al semplice risparmio sul costo del calore.
- SOSTENIBILITÀ REALE: MGTES è in grado di coniugare la severità dei parametri tecnici industriali con una reale conformità ai criteri ESG e all'economia circolare. A differenza delle batterie elettrochimiche al litio (soggette a degrado, rischi di incendio e dipendenti da terre rare e metalli tossici) o dei sistemi a sali fusi (altamente corrosivi e complessi da gestire), MGTES adotta un approccio basato sulla sostenibilità reale. Il sistema utilizza esclusivamente sabbia silicea e acciaio: materiali inerti, ampiamente disponibili, non tossici e totalmente riciclabili a fine vita, garantendo la piena aderenza ai requisiti europei del principio DNSH (Do No Significant Harm) e proteggendo l'azienda da futuri costi occulti di smaltimento, rischi assicurativi e barriere d'accesso al credito bancario vincolato ai criteri ESG.
Un'infrastruttura chiave per il futuro dell’industria di processo
La transizione energetica dell’industria italiana richiede un cambio di mentalità: il calore di processo non deve più essere visto come un costo operativo passivo da coprire in tempo reale, ma come una risorsa strategica da gestire nel tempo.
I sistemi di Thermal Energy Storage rappresentano l'infrastruttura abilitante per rendere l'elettrificazione dei processi industriali non solo tecnicamente fattibile, ma economicamente profittevole. MGTES dimostra che questa visione è già una realtà industriale concreta. Combinando la riduzione dei costi operativi (Lower LCOH) con l'azzeramento delle emissioni di Scope 1, la tecnologia Magaldi offre alle aziende la chiave per blindare la propria continuità operativa e conquistare un vantaggio competitivo decisivo sui mercati internazionali sempre più orientati alla sostenibilità, all'efficienza e all'indipendenza energetica.